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Coming-Aut: “Progetto anti bullismo costruito dal basso, il sindaco ritiri la sospensione”

Pubblichiamo il discorso del Presidente dell’associazione Davide Podavini tenuto nel corso della manifestazione “In piazza per star bene” a Pavia sabato 22 ottobre

Io mi sono portato con me, oggi, come uno scudo e con orgoglio, queste riviste. Questi sono alcuni numeri di “Sillabario minimo necessario”, il giornale che ha raccontato i primi anni di un’esperienza. Quella dello Sportello Antidiscriminazioni.

In queste pagine c’è la testimonianza di un dialogo che iniziava, tra istanze diverse in apparenza ma che condividevano la stessa esposizione sociale ai fenomeni d’odio e alle discriminazioni. In queste pagine c’è la testimonianza di come è iniziato un percorso di cultura e di lotta intersezionale, preziosissimo per il nostro territorio.

Dico questo, perché se siamo in piazza oggi, è per opporci, per protestare, per pretendere rispetto, ma anche per restituire dei dati di verità.

Ci hanno attaccato raccontando menzogne.

Hanno detto che i percorsi didattici contro il bullismo sono pericolosi per gli alunni e le alunne. Siamo al delirio.

E allora ristabiliamoli dei parametri di verità in una polemica costruita sulle falsità.

La verità è che questi percorsi didattici – a differenza di certi politici che oggi li attaccano – non sono spuntati come funghi dal terreno – melmoso – della propaganda.

La verità è che Far bene per star bene è stato costruito, nel corso del tempo, dall’esperienza di confronto tra le persone che sul nostro territorio si battono contro l’abilismo, il razzismo, la violenza di genere e l’omolesbobitransfobia. La verità è che Far bene per star bene è stato un ricchissimo laboratorio di contaminazione e conoscenza in primo luogo per chi l’ha costruito. Un viaggio partito oltre 10 anni fa.

La verità è che Far bene per star bene, proprio perché è stato elaborato e costruito così, perché arriva da una storia seria, profonda, appassionata di progettazione sociale, è un’opportunità didattica di straordinario valore educativo.

Non siamo disponibili a rinunciare a tutto questo, e vogliamo che il tavolo antidiscriminazioni venga trattato con il rispetto che merita.

Hanno detto che noi, persone LGBTI+, non possiamo entrare nelle scuole. Perché i bambini non devono vedere le persone lesbiche, gay, bisessuali e trans+, perché noi siamo persone pericolose.

Io ero un bambino effeminato, e per questo a scuola sono stato il bersaglio di atti di bullismo. Avevo otto anni e non capivo che cosa mi stava succedendo. Sentivo, vivevo, la mia diversità ma non capivo che cosa fosse. Perché l’omosessualità veniva rappresentata sempre, intorno a me, in termini negativi, con un linguaggio di aperto disprezzo, di pericolo, di peccato. Avevo otto anni e non capivo. Quello che capivo benissimo, invece, era che la mia diversità veniva usata come un’arma contro di me.

E nella scuola elementare del mio paese non c’era nulla di simile a Far bene per star bene.

La scuola è stata vitale per me, per superare la paura della mia diversità. A scuola ho imparato a leggere e a scrivere, a comprendere e interpretare i testi, la scuola mi ha permesso di guardare il mondo in modo autonomo e di mettere in discussione i luoghi comuni e le false verità che per tanti anni mi hanno oppresso e spaventato. La mia autonomia la devo alla scuola. Ma quel bambino che ero aveva fame di strumenti di conoscenza, ne aveva bisogno, e non gli sono stati forniti. Se fossero venute nella mia classe Niccolò, Cecilia, Michela, Facundo, Ale, Fabio, Sylvie, a darci degli strumenti di base per capire che le diversità sono un valore, ad aiutarci a ragionare di stereotipi, a dirci che l’amore è una cosa bellissma, indipendentemente da chi ti innamori, forse la mia infanzia sarebbe stata diversa, forse mi sarei risparmiato tante sofferenze e tante vessazioni.

Racconto questo sapendo che ciò che è accaduto a me, in forme diverse e dentro l’unicità di ogni singola vita, è accaduto alla stragrande maggioranza di noi, e continua ad accadere, tutti i giorni.

È il nostro personale politico. Crede davvero, sindaco, lei con la sua maggioranza, che possiamo accettare quello che sta succedendo?

Credete davvero di poter riversare nel dibattito pubblico questi discorsi d’odio? Quante persone sono state insultate, picchiate, bullizzate, quante si sono suicidate, a causa di queste parole, di queste idee di esclusione, di invisibilizzazione delle minoranze? Vergognatevi.

Se siamo in piazza è perché sappiamo quello che è successo e non lo accettiamo. Ma siamo in piazza anche perché quello che sta accadendo qui si lega a doppio filo a ciò che sta accadendo altrove.

Analizziamo i fatti e mettiamoli in fila: sono stati i rieletti e la neoletta in parlamento ad accendere la miccia della polemica. Sono stati Centinaio, Chiesa e Cattaneo. La maggioranza a Pavia si è immediatamente allineata alle posizioni dei maggiorenti, guidata dal presidente del consiglio comunale Niutta, che per l’ennesima volta si è fatto portavoce di posizioni che contrastano e offendono una parte della cittadinanza. Niutta, che dovrebbe garantire l’esercizio democratico, è totalmente inadeguato, perché il suo ruolo gli impone di rappresentare tutte le cittadine e i cittadini pavesi, non di fare il chierichetto del vescovo né il megafono dei sedicenti movimenti per la vita. In questo quadro, il sindaco ha gestito le cose nel peggiore dei modi. E nel frattempo, è stato eletto alla presidenza della Camera un fanatico che è noto per le sue posizioni omofobe, transfobiche e misogine. È già stato depositato un disegno di legge che vuole smantellare la 194 e il diritto all’aborto. Poche ore fa ha giurato come ministra per la famiglia, la natalità e le pari opportunità del nuovo governo una donna che si è espressa contro le donne, che ha dichiarato che bisogna smantellare la legge sulle unioni civili.

Queste circostanze non sono casuali, è evidentemente in atto un feroce sterzata ideologica che si vuole imporre alla società e al Paese. E lo si vuole fare attaccando noi, todes noi, perché lo stiamo già vedendo, stanno attaccando i diritti delle donne, si approcciano al tema della disabilità e al dramma dell’abilismo con paternalismo insopportabile, che pensavamo, che speravamo fosse un brutto ricordo del passato; vogliono smentellare i diritti civili, e quando parlano di persone LGBTI, lo fanno attraverso discorsi d’odio e di falsificazione. Queste sono le preoccupazioni espresse anche dal comitato

Avete vinto le elezioni sì, ma state calmi. State calmi.

Se questo psicodramma pavese che vuole privare gli alunni delle scuole di percorsi contro il bullismo e per l’inclusione di tutte e di tutti, se quello che sta accadendo a Roma in questi giorni e in queste ore,

sono segnali chiari,

se ci state dicendo che questo è l’inizio di un nuovo corso, se ci state dicendo che il vento è cambiato, sappiate che noi invece siamo sempre gli stessi. E se pensate di trascinarci in un distopico viaggio all’indietro, sappiate che non siamo disponibili ad arretrare di un millimetro e qui ci troverete, nelle piazze e nelle strade e in tutti i gli spazi di democrazia, a difendere, pezzo per pezzo, tutto quello che è stato faticosamente costruito.

E non sarà solo Pavia a rivoltarsi.

Sindaco, ritiri la sospensione del progetto, rinneghi l’atto discriminatorio e restituisca dignità all’istituzione che rappresenta

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