29542630_10156221977887622_6794481324629907491_n Siamo un gruppo di insegnanti dell’IPSIA “L. Cremona”. Prendiamo parola su quanto avvenuto nella nostra   scuola il 7 marzo, durante l’incontro con il Vescovo di Pavia, Corrado Sanguineti. In seguito alle criticità   segnalate da Arcigay Pavia “Coming-Aut” su La Provincia pavese ci sentiamo in dovere, come individui, di   esprimere solidarietà ad Arcigay, alla comunità LGBT e, soprattutto, ai nostri studenti, alcuni dei quali   sappiamo essersi sentiti feriti dalle dichiarazioni sull’omosessualità rilasciate dal Vescovo. Come docenti, che   hanno il dovere e il compito di insegnare e trasmettere ai ragazzi il rispetto verso l’altro in tutte le sue forme,   ci sentiamo vieppiù chiamati in causa: la gravità dell’episodio denunciato da Arcigay risiede, a nostro avviso,   nel fatto che si sia verificato in una scuola pubblica. Iniziative simili rischiano di minare la credibilità degli   insegnanti e della scuola tutta. Come è stato rimarcato più volte dai diversi ministri della Pubblica Istruzione,   la scuola deve essere un luogo inclusivo, attento a tutti, rispettoso delle differenze culturali, religiose, di   genere e di orientamento sessuale.
Un’iniziativa che coinvolge l’intera comunità scolastica dovrebbe essere approvata e condivisa da docenti e studenti, negli organi collegiali preposti e non solo dal Dirigente. Nel caso specifico così non è stato e ci teniamo a sottolinearlo. Il “Progetto Legalità”, così come presentato nelle opportune
sedi dalla referente, professoressa Chiesa, non faceva riferimento a quali istituzioni sarebbero state coinvolte nel ciclo di conferenze “l’IPSIA incontra le istituzioni”. Un Vescovo è un’importante autorità ecclesiastica, ma non certo una Istituzione dello Stato italiano. Dunque ci sfugge quale fosse il senso della sua presenza quel giorno. Men che meno comprendiamo il nesso tra la legalità e un incontro con un alto prelato cattolico.Sappiamo, inoltre, che negli istituti professionali italiani c’è, in genere, un numero di studenti stranieri (spesso non di religione cattolica) maggiore rispetto a quello che si riscontra nelle altre scuole. E allora perché un incontro con il Vescovo, rappresentante di un’unica istituzione religiosa? Perché mostrare agli studenti, credenti e no, che la loro scuola accoglie un’autorità religiosa con sussiego e cerimoniosità molto maggiori rispetto a quanto dimostrato per i rappresentanti delle Istituzioni dello Stato?
Ci sentiamo, in conclusione, di esprimere il nostro disaccordo sia verso questa iniziativa che nei confronti delle parole del Vescovo riguardo alla questione in oggetto, nel pieno rispetto dei valori di una scuola pubblica, laica, democratica e inclusiva così come previsto dalla nostra Costituzione.
Firmato
S. Bonioli N. Bosone R. Cabras A. Cuomo A. Curatolo M.T. Iudica A. Leone
F. Maggi G. Peroni C. Pascutto P. Poli M. Priano L. Rossini M.C. Savio G. Semino L. Terruzzin E. Zanchi

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