In seguito all’appello contro la GPA, firmato da 49 donne lesbiche, crediamo siano necessarie alcune precisazioni.
Troppo spesso abbiamo sentito parlare di donne sfruttate a favore del commercio dei bambini, di utero in affitto nel nostro Paese, di sfruttamento e di scambi di denaro a favore della compravendita di esseri umani. Nonostante la pratica della Gestazione Per Altri nella maggior parte degli Stati dove oggi è permessa, è in voga da più di dieci anni, solo oggi, con l’avvento delle Unioni Civili in Italia e la richiesta delle famiglie arcobaleno di poter usufruire della tanto discussa stepchild adoption, suscita tanto clamore. La confusione, voluta o meno, venutasi a creare è evidente ma resta altrettanto evidente un solo ed indiscutibile dato di fatto: in Italia non si è mai discusso della possibilità di legiferare sulla Gestazione Per Altri.
Perchè quindi la GPA è diventato il tema principale degli ultimi mesi? Sarà perchè si è cercato piu e piu volte di equipararla alla stepchild adoption creando (volutamente o meno) molta confusione?
Le firmatarie dell’appello sostengono che il loro, “è un doveroso controcanto alla posizione dell’intero movimento LGBTI che sembra militare sotto le bandiere del presunto “dono” dovuto alla grande generosità femminile avallando così il commercio di bambini”: niente di più falso. Impossibile da credere che una donna abbia la capacità di scegliere e decidere? Tra gpa e utero in affitto infatti, esiste una differenza fondamentale: mentre la gpa è regolamentata, è soggetta a controlli e prevede tutele, affinchè non esista sfruttamento di donna e bambino, l’utero in affitto identifica invece quella pratica, disumana e crudele, che prevede la compravendita di bambini a discapito di madri in condizioni di gravi difficoltà economiche.
Se comunque volessimo analizzare ciò che succede a livello Internazionale in tema di GPA, dovremmo partire da una semplice ma importantissima considerazione: La gestazione per altri, dove possibile, è regolamentata in maniera molto specifica e dettagliata.
Erroneamente le 49 firmatarie dell’appello scrivono di “compratori del primo mondo” lasciando sottintendere che le madri surrogate siano sfruttate ed arrivino da paesi sottosviluppati. Anche questo è falso.
Canada e Stati Uniti sembrano forse “paesi del terzo mondo”?
Ben diversa è la situazione in alcune aree in via di sviluppo, quali ad esempio l’India, dove si sono registrati casi drammatici di abuso della donna, sfruttata da cittadini eterosessuali occidentali e non . Il movimento lgbti non ha mai avallato né incentivato simili pratiche, né ha mai espresso posizioni favorevoli alla mercificazione dei bambini e allo sfruttamento del corpo della donna. E anche questo, oltre ad essere un’ovvia verità, è un dato noto. La donna è libera di decidere del proprio corpo, e sorprende come lo slogan che ha segnato un’epoca – l’utero è mio e me lo gestisco io – sia stato così velocemente archiviato da alcune delle firmatarie che, a buon diritto, si dichiarano femministe.
Cercando di assimilare una pratica lecita e sicura a un abominevole atto di violenza, l’appello non soltanto produce confusione, ma giunge perfino a negare il valore sociale e affettivo della genitorialità: la famiglia non è soltanto l’esito di un incontro genetico, ma è il risultato dell’unione di desideri e di amore, di intenzioni e di immaginazione di sé. Nell’appello si chiede – e lo si chiede in sfregio ad anni di cultura dell’adozione e dell’accoglienza di famiglie allargate ed eterodosse rispetto alla pretesa “famiglia tradizionale” – che l’unica madre sia quella che ha partorito. Di fronte a una madre che spiega al proprio bambino adottato la differenza tra la mamma di pancia e la madre di cuore, o di fronte a una coppia di padri omosessuali pronta a dare la vita per il proprio figlio (pur non avendolo partorito), questo appello sa opporre soltanto una parola di cupo materialismo. In calce all’appello, si può leggere anche il nome del promotore, che non è una donna lesbica ma un uomo gay, che oggi è legittimamente organico al partito democratico e alla sua corrente più filogovernativa, ovvero la stessa che ha preteso lo stralcio della stepchild adoption dal ddl Cirinnà. Anche questo è un fatto, ed è un fatto che spiega molte cose.

Share →

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Video

Facebook

Area login