Il 6 giugno la manifestazione organizzata con il patrocinio del Comune. Atteso un migliaio di persone.

«Un abbraccio alla città di Pavia». Con questo spirito Niccolò Angelini, presidente dell’Arcigay cittadina ha pensato alla manifestazione del 6 giugno prossimo. Si chiamerà “Pavia pride”, in onore dei dieci anni vissuti dal nostro gruppo “Coming-Aut”, «iniziativa di cultura antidiscriminatoria» per l’affermazione dell’orgoglio omosessuale, che arriva per la prima volta tra le mura lambite dal Ticino. Il “Gay pride” pavese prevede un corteo che alle 15 partirà da piazzale Ghinaglia e percorrerà strada Nuova, un tratto di viale Matteotti, piazza Petrarca, corso Cavour e Piazza della Vittoria. Ci saranno tutti: si attende un migliaio di persone.

La gioia della diversità, l’obiettivo di un’effettiva integrazione: il “Pavia pride” parlerà alla gente attraverso le immagini, ma non solo. In piazza della Vittoria, sul palco, ci sarà Angelini, vestito da drag queen con molti ospiti; tra i portici troveranno posto le bancarelle delle associazioni, invitate da tutta la Regione. La musica farà da contorno a una giornata che si preannuncia speciale. E che, sostiene qualcuno, lascerà i pavesi a bocca aperta.

«Ques’anno “Coming-Aut” compie 10 anni e vogliamo festeggiarlo con un “pride” – ribadisce Angelini –. Abbiamo invitato tutte le realtà associative con cui collaboriamo a Pavia e quelle del territorio lombardo. Sarà una grande festa: periamo che sia partecipata, ci aspettiamo un migliaio di persone. Io presenterò sul palco e mi vestirò per l’occasione. Il nostro vuole essere un grande abbraccio alla citta. Siamo contenti, finalmente, di organizzare un “pride” a Pavia, la cosa ci emoziona».

Il Comune, attraverso la proposta del consigliere M5S Giuseppe Polizzi, ha dato il patrocinio all’iniziativa. Polizzi rimarca: «Sarà l’occasione per festeggiare insieme il nostro impegno decennale e condividere la comune battaglia contro le discriminazioni». «L’evento costituisce un’importante occasione di conoscenza reciproca per un’effettiva integrazione e per il superamento di qualsiasi pregiudizio e discriminazione – ha scritto la giunta nella determina che l’ha approvata –. Ragioni per le quali si ritiene di concorrere collaborando attivamente alla realizzazione». Di conseguenza l’esecutivo ha disposto per il 6 giugno prossimo la chiusura temporanea al traffico delle vie interessate dal corteo-sfilata.

Ma c’è chi non è d’accordo. O meglio, c’è chi questa iniziativa la ritiene «eccessiva». Sono i consiglieri di opposizione, che ora partono all’attacco dell’amministrazione comunale. È il caso di Antonio Bobbio Pallavicini (Forza Italia), che non risparmia critiche al sindaco Massimo Depaoli: «L’unica cosa che ha fatto velocemente – rileva – è stata quella di decidere di portare il “Gay pride” a Pavia. E con ciò il nostro giudizio si completa: questa giunta non fa nulla, getta fumo negli occhi ai cittadini, peggiora la città». «Prendo atto che l’amministrazione ha voluto porre l’accento solo sugli aspetti alternativi e non coniugabili con le necessità di Pavia – conclude Bobbio Pallavicini –. Immagino l’impatto che il “Pavia pride” avrà su centiniaia di famiglie e sul mondo cattolico. In questo momento di crisi valoriale dobbiamo affermare con forza questi principi, anche perchè l’amministrazione Depaoli ha fatto grossa filosofia su temi politici creando divisioni nella città».

Non sono da meno Alessandro Cattaneo e Rodolfo Faldini (lista civica “Pavia con Cattaneo”). Il primo spiega: «Anche il mio esecutivo assegnava il patrocinio per le iniziative sui diritti della diversità, però era solo un pezzo del nostro operare. Invece la giunta Depaoli si occupa solo della tutela della diversità, non del cittadinomedio pavese: sposato con figli, italiano e cattolico. Siamo diventati una minoranza».

Cattaneo insiste pure su un altro concetto, che esce anche dalla bocca di Faldini: «Questo Comune non si occupa del verde, mentre pensa a organizzare carri Arcigay e sfilate antifasciste. La minoranza è diventata maggioranza». «Ho visto i “pride” di Roma, Milano ecc., e mi sembrano occasioni per ostentare identità – conclude Faldini –. A Pavia è fuori luogo, una forzatura. Lo dirò anche in pubblico».

10 maggio 2015

Fonte: La Provincia Pavese

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